Me la ricordo ancora l’ultima uscita con Beppe, macinare cascate una dietro l’altra. Primo giorno in valle Argentera a fare L’altro volto del Pianeta, Very nice e Coboldo caustico, proprio una bella combo in giornata… e poi il giorno dopo a fare Jean Noel Roche a Bessans ( con l’arrivo nel paesino a -15°, rintanamento dentro ad un bar fino a temperature più umane…). Poi il suo infortunio pochi giorni dopo per una stupida scialpinistica…

6 mesi dopo, una pandemia ancora in corso, eccoci qua subito operativi sulla Goulotte Boivin al Dome de Neige des Ecrins..

Quando si parla di Ecrins mi si scalda sempre il cuore, ci sono proprio affezionato: montagne selvagge, lasciate molte volte allo stato brado ( qui su vie alpinistiche non troverete mai soste sportive…), si mangia bene (siamo in Francia dopotutto e anche se diverso da noi il loro cibo è buono), si possono fare un sacco di sport e i campeggi son tenuti molto bene.

Andiamo in direzione La Berarde, è la terza volta che capito per questo villaggio. Paesello di 20/30 case ( se non andate in estate ahimè troverete tutto chiuso! Portatevi cibo da casa oppure se sapete il francese chiamate per sentire se i ristoranti sono aperti). Nel paese vi è un campeggio oppure se avete un mezzo camperizzato potete tranquillamente dormire nel parcheggio. Vietato invece il campeggio libero.

Dome de Neige Des Ecrins
La vista del Dome de Neige Des Ecrins arrivando a La Bérarde

La scelta verso gli Ecrins è stata semplice: guardiamo le mappe meteo, vediamo che è l’unico posto che a cavallo tra venerdì e sabato regala zero vento e zero precipitazioni, intuiamo che c’è meno neve che in altre zone ( es. Monte Bianco) e la scelta alla fine si rivela ovvia. Aggiungiamo, ad onor di cronaca, che su camptocamp vi è un salita della goulotte Boivin che risale al 28/05/20 ( ma sì sa che nel misto in 3 settimane le condizioni possono cambiare notevolmente e lì parlavano di condizioni discrete…).

Ci incamminiamo alle 16 e 30, nella prima mezz’ora sono io a dettare il ritmo poi Beppe si risveglia ed eccolo che parte in fuga… e io all’inseguimento. Dopo 2 ore e mezza arriviamo al posto da bivacco ( ma mica c’era scritto 4 ore nella relazione?!?)

La parete si mostra in tutto il suo splendore ( e rumore… crolli normali nel pomeriggio). Intravediamo la linea di salita della goulotte Boivin: pare in condizioni smaglianti. L’hype sale a 1000.

Goulotte Boivin
Salita dalla goulotte Boivin e discesa dal Col Des Ecrins

Montiamo la tenda, cena e si va a letto alle 21. Sveglia puntata alle 3.

Il nostro posto da bivacco

Nottata tranquilla? Macché… i crolli vari si sono susseguiti fino ad un crollo non indifferente delle 2 di notte che ci ha destato… merda… siamo sicuri di andare? Poi da quel momento è cambiata la temperatura, è arrivato il gelo e tutto si è messo istantaneamente a tacere. Tregua.

Sveglia quindi alle 3, siamo già in marcia alle 4 e lasciamo la tenda montata al nostro campo base. Gli zaini per una volta sono super leggeri.

Risaliamo il conoide nevoso e arriviamo all’imbocco del canale. Sorpresa: spindrift a non finire! Ci sarà da divertirsi ( o da piangere?!). Diamo un’occhiata al canale, vediamo le condizioni: ok si sale slegati. E si parte a razzo.

 

goulotte boivin
I primi 200 metri della goulotte Boivin

 

Primi 200 metri passano tranquilli, poi saltino di 15 metri a 80°, ci guardiamo. Beppe mi guarda e mi dice: e quindi? E quindi saliamo slegati. Salto di 80° di neve pressata, anche volendo non ci si poteva assicurare. Ok allora vai te per primo: e allora inizio a salire, si sale molto facilmente. Subito dopo mi segue ed ecco che sbuca anche lui dalla fine del salto.

goulotte boivin
Il salto di 15 metri ad 80°

Sbabam ecco il primo tiro chiave: ehm forse lì è meglio che ci leghiamo.

tiro chiave goulotte boivin
Tiro chiave

Bello fare le soste su granita estiva… Parto sul tiro, incredibilmente dal ghiaccio esce un cordino provvidenziale da usare come prima assicurazione ( mi leva tanti pensieri) e poi inizio a proseguire.

tiro chiave goulotte boivin
Sul tiro chiave

Di metro in metro inizio a pensare: i 5+ non me li ricordavo così facili… poi ci ripenso e dico: sti cazzi non avevo mai fatto trazioni nella mia vita, ho fatto le ultime 3 settimane a trazionare, mi sento proprio un’altra persona. E in men che non si dica mi ritrovo al di fuori del tiro. Beppe mi raggiunge e mi fa: porca troia ma cosa ti sei preso? Ahah.

goulotte boivin
Dopo i tratti chiave

Canale di raccordo, Beppe va in testa e si va a ficcare proprio a far sosta in un punto che so per certo che ci sarà lo spindrift. Lo raggiungo già mi pare un po’ congelato… Cerco di salire velocemente anche il secondo tiro di 5+ e… lo arrampico velocemente ma per salirlo mi becco tutto lo spindrift. Risultato? Mi ritrovo la maglia termica più che umida, tiro fuori il mio giubbotto polare ma niente, fa freddissimo.

Beppe mi raggiunge, mettiamo via le corde e da lì inizia l’odissea chiamata canale di 400 metri a 60° con saltini di 70-80° dove non sembrano finire mai, giubbotto sempre indosso. Ultimo tiro ci si presenta una cascata di 3° dove preferiamo fare un tiro essendo ghiaccio vivo. Finalmente sbuchiamo in cima. La goulotte Boivin è giunta al termine. Ore 12 e 30.

Selfie, sistemiamo il materiale… ah no il cellulare prende, allora via a chattare e a raccontare un po’ della nostra avventura… Risultato: ripartiamo alle 13 e 30.

Selfie di vetta

Scendiamo da un tracciato tutto nostro il Dome de Neige e raggiungiamo il Col des Ecrins ( su google maps lo trovate) che è il passo per ritornare nel nostro versante. Da lì allestiamo due doppie sulla ferrata ( pendio nevoso di 50°, volendo si può scendere spiccozzando) e poi piano piano ci riportiamo alla tenda. Alle 17 e 30 siamo di nuovo lì, la neve marcia non ha aiutato, progressione lunghissima ed estenuante e scarponi totalmente fradici…

Sistemiamo tenda, sacco a pelo, facciamo un po’ di acqua con il fornellino ( stavo morendo di sete e Beppe è stato fondamentale durante la discesa perché mi sentivo più che disidratato) e alle 18 e 30 ci incamminiamo verso valle. Per me la discesa sarà atroce, con i piedi zuppi i piedi mi iniziano a fare male e mi si creano due vesciche enormi dietro al piede. Risultato ci metto lo stesso tempo che ci ho messo in salita a scendere. Alle 21 sono alla macchina ma fortunatamente è il 20 giugno… alle 21 sembra di essere ancora in pieno pomeriggio.

Pacco di Nutella Biscuits che ci aspetta in macchina, lo divoriamo e via in macchina e ce ne torniamo in direzione Torino dove ci aspetta la ragazza di Beppe con una cena pre-letto e una bella torta.

Il giorno dopo me ne torno a Milano e vado subito a comprare i cerotti per le mie vesciche…

Insomma un primo test estivo coi controcazzi in previsioni di gite molto più severe che abbiamo in programma.

Stay tuned! Ne vedrete delle belle!

 

Relazione Goulotte Boivin

Avvicinamento

Dal parcheggio a fine strada di la Bérarde prendere il sentiero orografico sinistro nel vallone di Etancons (direzione nord). Subito dopo un ponte, a quota 1870 circa girare a destra ( palina segnaletica) in direzione del vallone Bonne Pierre. Da qui si intravede già la morena che bisognerà risalire integralmente. Appena prima della morena ci sono due torrenti da cui è possibile prendere acqua. Da lì in poi, in primavera non vi sono altri torrenti. Arrivare a quota 2900 ove vi sono alcuni posti da bivacco ( cerchi con sassi dove posizionare la tenda o dormire all’addiaccio).
Ci abbiamo messo 2 ore mezza, ma ammetto di aver penato a stare dietro a Beppe. Più realisticamente 3 ore, 4 ore con pause ( gli zaini non sono propriamente leggeri)

Itinerario

Si traversa sul ghiacciaio e si raggiunge il conoide nevoso, lo si risale (45°) fino al suo termine. Da qui si prende l’evidente colatoio da cui parte un tratto di 200m con passaggi brevi ad 80° fino ad arrivare ad un salto più netto di circa 15 m sempre ad 80°. Una volta salito vi troverete di fronte al primo salto di 40 m a 80-90° (5+). Noi abbiamo risolto il salto con un singolo tiro. Una volta finito vi sono 30/40 metri di canale di colllegamento a 50° per poi un altro salto di 40 metri sempre di 5+ che porta alla fine dei tratti chiave ( può capitare di trovare un fungo di neve alla fine del tiro e di dover scavare per uscire, a noi fortunatamente è andata liscia). Una volta finito il tiro le difficoltà calano notevolmente e si prosegue per circa 200 metri a 60° fino ad arrivare a un bivio, prendere il canale centrale di sinistra ( una volta vicini si capisce benissimo che quello è la prosecuzione logica della via).

goulotte Boivin
Il bivio

Da lì si prosegue ancora per 200 metri con pendenza media di 60° ma alcuni salti ancora a 70-80° gradi fino alla cima.

Discesa

Una volta giunto alla fine della via si può decidere di salire in cima al Dome de Neige des Ecrins oppure scendere direttamente dalla normale o tagliare come abbiamo fatto noi sul ghiacciaio.

Discesa dal ghiacciaio: la nostra traccia dritti per dritti, sulla sx si notano le sciate della normale.

Si giunge quindi al Col Des Ecrins e da lì ci sono due possibilità: o si scende spiccozzando ( pendenza media 50°) oppure si allestiscono due o tre calate sugli ancoraggi della via ferrata.

Una volta scesi si traversa sul pendio e poi ci si ricongiunge in breve al ghiacciaio che riporta velocemente alla tenda.

goulotte boivin
Tracciato di discesa

Note tecniche

Grado generale: ED
La via può variare di molto in base alla condizioni: la si può trovare più “nevosa” o più “ghiacciata”.
Nel nostro caso era più “nevosa” e quindi abbiamo optato per un salita veloce slegati effettuando tutti i risalti in solitaria e legandoci solo nei due tiri di 5+. Abbiamo scelto così in quanto le condizioni erano eccezionali per la progressione ma molto precarie per il posizionamento di viti da ghiaccio.
Non ci sono soste in tutta la via (ma forse perché erano coperte dalla neve?). Scarsa proteggibilità, la roccia non permette praticamente di proteggersi e se trovate le condizioni che abbiamo trovato noi… soste a 3 viti + piccozze…

Tempo

La tempistica della via è in relazione alle condizioni e alla modalità di progressione.
Noi ci abbiamo messo 8 ore e mezza. Se siete persone del calibro di Ueli Steck beh probabilmente in 2 ore siete su, per persone umane invece direi tra le 7 e le 12 ore.

Materiale

Friend INUTILI ( e quando dico inutili vuol dire proprio inutili, in tutta la via non ho visto nemmeno una fessura, se proprio volete portarne dietro portate i Micro, lo 0.3 e lo 0.4 BD).
Viti da ghiaccio ( essenziali):noi ne avevamo 6 da 13 e 4 da 16. A posteriori ne avrei portate altre due da 13.

Chiodi da roccia: fanno sempre comodo quando si va in una via d’ambiente. Più che altro servono per ritirata ma vi sono micro fessure dove nel caso allestire soste ( noi ne avevamo dietro 10, usati 0).

Leave a Reply