Riprendo il mio diario di viaggio… L’ultima volta ci eravamo lasciati con l’Afghanistan e vi avevo promesso che i successivi viaggi non sarebbero stati da meno. Ed ecco quindi il weekend a Chernobyl.

Settembre 2018: Simone mi inizia a parlare del fatto che si può andare a visitare Chernobyl perché a quanto pare le radiazioni rimaste nei dintorni sono minime e dal 2016 la zona è stata aperta nuovamente al pubblico. Per scrupolo vado ad informarmi su internet e tutto sembra confermare che la quota di radiazioni ricevuta in una giornata a Chernobyl equivale più o meno a quella ricevuta su un volo aereo. Niente di problematico insomma, ma nel dubbio decidiamo fin da subito che se dovessimo veramente andare, un contare Geiger lo noleggeremo sicuramente.

 

gita a chernobyl

Novembre 2018: al nostro duo si aggiunge anche Jacopo. Finalmente dopo 7 anni, il nostro trio riesce a fare una nuova vacanza insieme. Si rivelerà una scelta più che azzeccata. L’affiatamento è rimasto quello di tanti anni fa, forse solo smorzato leggermente un po’ dal freddo polare Ucraino.

Si parte quindi e raggiungiamo Kiev Venerdì 23 Novembre. Prendiamo il taxi che ci porta nel nostro appartamento e lungo la strada ci accorgiamo di essere davanti ad una città immensa, ma che, nonostante la sua grandezza, dimostra di essere ordinata e soprattutto pulita. Unica caratteristica dolente che ci accompagnerà per tutti il weekend: il freddo.

La sera di venerdì andiamo subito ad assaggiare le prelibatezze Ucraine al ristorante Pervak. Si tratta di un ristorante costoso per gli standard ucraini, materie prime di qualità, cameriere che garantiscono un servizio impeccabile, buona musica. Conto totale? 25 euro a testa con antipasto, piatto principale ( mezzo chilo di agnello con contorno), dolce e birra. Siamo in Ucraina e i prezzi sono molto lontani da quelli italiani.

cibo ucraino

Calcolate mediamente che il costo della vita nel 2018 è poco meno della metà rispetto a quello italiano. A volte un terzo: il caffè costa 30 centesimi. Il taxi per 35 km dall’aeroporto costa 20 euro e così via.

Sabato mattina sveglia puntata alle 6. Una tragedia!!! Ma il ritrovo è fissato alle 7 e 30 e il tempo di fare colazione, camminare fino al ritrovo, ci fa arrivare puntuali al punto d’incontro.

La compagnia scelta per il tour è la Cherbobyl-Tour, compagnia leggermente più cara delle altre, ma che vanta ottime recensioni sul web. Si rivelerà una scelta più che azzeccata. La guida parla molto bene inglese ( quasi madrelingua) e il tour si rivela molto accurato e pieno di colpi di scena. I prezzi variano a seconda del giorno e al numero di persone nel gruppo.

radiazioni a chernobyl

Nel momento della prenotazione vi chiederanno tutti i dati relativi al passaporto in quanto Cherbobyl è tutt’ora una zona militare a cui si può accedere solo dietro permesso e attraverso un tour, non è possibile entrare autonomamente, a meno di avere un permesso lavorativo all’interno della zona.

Esiste una scappatoia per entrare privatamente all’interno del settore, ma vale solo per un giorno all’anno e non prettamente lecita. Contattatemi per ulteriori dettagli…

Il tour a Chernobyl

Iniziamo quindi il tour, il pulmino si rivela molto confortevole e quando la guida dopo le prima spiegazioni alla partenza mette alla TV un documentario su chernobyl è davvero ardua la scelta se dormire o meno. Alla fine riesco a resistere e inizio ad addentrarmi nella storia/tragedia di Chernobyl. Simone e Jacopo nel frattempo non ce la fanno e si mettono a dormire.

Arriviamo quindi alla volta di Zalissya, ultima cittadina abbandonata durante le evacuazioni di Chernobyl. Ci viene consegnato il contatore geiger e subito iniziamo il nostro tour in questo minuscolo villaggio ormai avvolto da una fitta vegetazione: siamo a Novembre ma anche se senza foglie, gli alberi ostacolano il nostro passaggio alla volta delle varie abitazioni.

ospedale a zalissya

Iniziamo a rilevare le prime flebili radiazioni rimaste: vari oggetti sono rimasti infatti contaminati. Quello che sorprende è che sono gli esseri viventi che hanno assorbito maggiormente le radiazioni: radici di alberi, frutti ecc. Avvicinarsi con il contatore geiger significa automaticamente farlo suonare.

All’inizio sembra anche quasi tutto un gioco: sei lì che stai misurando 0,30 mSv/h e ti sembrano valori già altissimi, salvo poi scoprire che la media mondiale è 0,15 e che per arrivare a livelli che possono nuocere alla persona istantaneamente bisogna arrivare a 480 mSv/h.

Poi ecco che ti avvicini alle radici degli alberi e… bum il valore sale subito a 20. Primi brividi. La guida comunque rassicura. Sono valori che si possono anche trovare nella vita di tutti i giorni ma che in quella zona invece si trovano un po’ dappertutto, come è logico pensare.

Entrare in queste abitazioni fa sentire strani: un ospedale abbandonato, possiamo ancora vedere delle boccette di vetro, siringhe usate, brandine non più utilizzate; una scuola elementare, piena di quaderni strappanti con lezioni di matematica e inglese impressi…

Scuola a zalissya

Subito dopo si ritorna sul pulmino e si parte alla volta di Prypiat, che è la vera città della centrale nucleare. Solo che per comodità visto che questa era una cittadina piccola, si è voluto dare il nome della centrale come quello della città più grande vicina e cioè Chernobyl (150.000 abitanti ai tempi).

È novembre e la max temperatura prevista oggi è di -5°C. La guida ci comunica ora che staremo fuori a visitare la cittadina per ben 1 ora e mezza. Brividi al solo pensiero. Per fortuna ci siamo messi la calzamaglia e vestiti accuratamente. Soffriremo comunque un po’ il freddo…

Ci si trova di fronte anche qui ad una vera e propria città ( ex 40000 abitanti), sviluppata circa negli anni 70 con l’intenzione di creare una vera e propria cittadina utopistica. L’emblema del comunismo fatto a città: palazzi tutti uguali, ma grandi servizi per tutti: piscine, stadi, addirittura uno yacht club, grandi parchi, cinema, scuole eccezionali.

prypiat

Vedere le immagini e i video della città fanno scalpore: ora ci si ritrova di fronte ad un villaggio immerso nella vegetazione, pieno di ruggine, con i palazzi che a stento riescono a stare in piedi, tutte le finestre rotte. Quelle che erano delle piazze, ora sono delle foreste fitte. E quando si arriva alla ruota panoramica, il tempo si ferma: qua è successa una catastrofe.

Si sale di nuovo in pulmino e si arriva inaspettatamente davanti al reattore numero 4, quello esploso per intenderci. E ci si ritrova davanti ad una struttura gigantesca. Sotto infinite strutture di protezione vi è ancora la centrale nucleare originale con tutti i suoi problemi. Ad oggi son previsti 60 anni per smantellare il tutto.

reattore 4 a chernobyl

Il pomeriggio continua con la vista da lontano di foreste rosse (contaminate irreversibilmente dalle radiazioni), dalla visita al radar Duga-1… Qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte. Pensate che era stato costruito nel 1985 e ha funzionato solo un anno a causa dell’incidente. Avendo tutta l’attenzione mondiale su questa zona e non avendo più a disposizione l’energia delle centrali, il radar che aveva lo scopo di intercettare le comunicazioni degli USA è stato dismesso solo ad un anno dalla sua apertura.

radar duga sovietico

La struttura è gigantesca e come ogni villaggio lì intorno ad oggi è in completo abbandono.

Il tour finisce ammirando altri monumenti e facendo un giro alla città di Chernobyl. È interessante vedere come a Chernobyl circa 1/3 degli abitanti abbiano deciso di continuare a vivere lì, pur assorbendo ogni giorno un discreto quantitativo di radiazioni. Possono stare al max 18 giorni al mese nella loro cittadina. Ciò non toglie che hanno fatto una scelta estrema.

È incredibile di cosa è capace l’uomo ed è ancora più incredibile la facilità con cui sbaglia. Costruire centrali nucleari si è rivelato catastrofico in più di un’occasione, quanti incidenti dovranno ancora capitare?

Si tratta di una tecnologia non sostenibile ambientalmente e potenzialmente rischiosa. I più potranno dirmi che con i sistemi attuali è ormai una tecnologia sicura… Posso essere anche d’accordo. Ma l’errore umano può sempre esistere.

Ultima cosa: ormai sì sa che economicamente queste centrali non sono sostenibili. Il costo di costruzione e smantellamento supera il ricavato dalla vendita di energia lungo tutto il ciclo di vita utile della centrale. Peccato che ad oggi si pensa solo al costo di costruzione e poi chissà… dello smantellamento non me ne devo preoccupare… tanto se ne parlerà tra 50-60 anni…

Detto ciò la ricerca nucleare deve assolutamente continuare. Sono convinto che prima o poi si arriverà ad una tecnologia veramente sostenibile, sia ambientalmente, sia a livello di territorio, sia economicamente.

Curiosità su Chernobyl

  • I pullman utilizzati per evacuare Prypiat il 28 Aprile 1986 sono stati utilizzati successivamente come se nulla fosse per il trasporto pubblico. Questo fatto ha causato migliaia di morti per cancro negli anni successivi non documentabili. Si stima che gli autobus fossero contaminati per circa 500 mSv, il che equivale a fare quasi 15 sedute di chemio in una volta sola.
  • Stesso problema con la linea ferroviaria che passava vicina a Chernobyl. Nessuno si era posto che il treno fosse contaminato. Negli anni successivi vi è stata una class action dei pendolari. La maggior parte di loro infatti si era poi ammalata
  • Il problema delle radiazioni è stato risolto a livello aereo ma rimane tutt’oggi il problema della contaminazione sotterranea
  • Le morti ufficiali sono 65… Un numero che fa ridere solo a pensarci. Le ufficiose? Migliaia.